Risarcimento danni e limiti temporali: come funziona la prescrizione legale

Chi subisce un danno, sia di natura contrattuale che extra-contrattuale, ha il diritto di richiedere un risarcimento. Tuttavia, questo diritto non è eterno: se non viene esercitato entro un periodo stabilito dalla legge, si estingue.

Vediamo nel dettaglio cosa comporta la prescrizione, quali termini bisogna rispettare e quali sono le eccezioni.

    Secondo l’art. 2934 del Codice Civile, la prescrizione è il meccanismo giuridico attraverso cui un diritto si annulla se non viene esercitato entro un tempo determinato. Ma vi sono eccezioni: non si applica a diritti indisponibili, come quelli legati ai rapporti familiari o ai diritti fondamentali tutelati espressamente dalla legge.

     Il risarcimento rientra tra i diritti disponibili, quindi soggetto a prescrizione. Il principio alla base è la certezza dei rapporti giuridici: chi non esercita il suo diritto in modo tempestivo può perderlo. In pratica, l’inerzia del danneggiato viene sanzionata dall’ordinamento.

     La prescrizione inzia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere legalmente fatto valere (il cosiddetto dies a quo). Da lì si conta il periodo previsto dalla legge per ogni tipo di caso.

TIPI DI PRESCRIZIONE E TEMPISTICHE

Se interviene una SENTENZA DEFINITIVA, la prescrizione torna ad essere decennale per il credito derivante.

Il legislatore ha previsto prescrizioni più brevi per situazioni dove le prove sono più difficili da conservare nel tempo, come nel caso di illeciti extracontrattuali senza documenti.

Questo tutela l’equilibrio probatorio ed evita contenziosi poco fondati a distanza di anni.

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